INTRODUZIONE
Il Progetto Educativo del Collegio Emiliani è stato elaborato negli anni ’90 da un gruppo di lavoro che aveva cercato di enucleare e attualizzare la ricca esperienza educativa della nostra scuola. L’impianto di esso resta valido anche oggi ed è riproposto – con i dovuti aggiornamenti – a tutta la comunità scolastica. Esso è stato arricchito dall’insegnamento di papa Francesco, che in questi anni di pontificato spesso si è soffermato a riflettere sulla scuola, sull’educazione, sulla formazione integrale dei giovani. Le parti in corsivo, che corredano il testo, sono sue, e aprono ricchi spazi di approfondimento al quotidiano impegno educativo. L’educazione è un cammino, un’arte da imparare e rinnovare ogni giorno. Il Progetto offre un orizzonte di riferimento, un aiuto a realizzare con gioia, ogni giorno, una scuola fondata sul Vangelo.
Genova Nervi, anno scolastico 2018/2019


L’ARTE DI EDUCARE
“Camminare è un’arte, perché, se camminiamo sempre in fretta, ci stanchiamo e non possiamo arrivare alla fine del cammino. Invece, se ci fermiamo e non camminiamo, neppure arriviamo alla fine. Camminare è proprio l’arte di guardare l’orizzonte, pensare dove io voglio andare, ma anche sopportare la stanchezza del cammino. E tante volte, il cammino è difficile, non è facile. Tu vuoi restare fedele a questo cammino, ma non è facile: ci sono giornate di buio, anche giornate di fallimento, anche qualche giornata di caduta… uno cade, cade. Ma pensate sempre a questo: non avere paura dei fallimenti; non avere paura delle cadute. Nell’arte di camminare, quello che importa non è di non cadere, ma di non “rimanere caduti”. Alzarsi presto, subito, e continuare ad andare. E questo è bello: questo è lavorare tutti i giorni, questo è camminare umanamente. Ma anche: è brutto camminare da soli, brutto e noioso. Camminare in comunità, con gli amici, con quelli che ci vogliono bene: questo ci aiuta, ci aiuta ad arrivare proprio alla meta a cui noi dobbiamo arrivare”.

LA SCUOLA E IL SUO PROGETTO EDUCATIVO
Il Collegio Emiliani è una scuola cattolica diretta dai Padri Somaschi. A partire dall'insegnamento essa intende proporre una formazione umana e culturale ispirata ai valori del Vangelo e della tradizione cristiana, secondo lo stile di san Girolamo Emiliani. Ad ogni componente della comunità scolastica: studenti, genitori, insegnanti, personale non docente, collaboratori, religiosi, è richiesta, secondo le diverse condizioni e responsabilità, l'adesione al progetto educativo.

IDENTITA’ DELLA SCUOLA
“La scuola è uno degli ambienti educativi in cui si cresce per imparare a vivere, per diventare uomini e donne adulti e maturi, capaci di camminare, di percorrere la strada della vita. La scuola vi aiuta non solo nello sviluppare la vostra intelligenza, ma per una formazione integrale di tutte le componenti della vostra personalità”.

L’azione educativa del Collegio Emiliani mira alla formazione integrale di ogni studente. Pertanto comprende:

• la crescita culturale realizzata attraverso lo studio serio e approfondito;
• l’educazione all’equilibrio interiore e ad un’apertura verso gli altri che comprenda la proposta di esperienze di volontariato e servizio;
• l’educazione ad una fede cristiana sensibile ai bisogni della società.

Tutta la comunità educante intende conseguire queste finalità con una presenza continua e discreta in mezzo ai giovani, accostandoli con umanità e semplicità, dando testimonianza gioiosa del cristianesimo, affrontando difficoltà e problemi realisticamente, attraverso il dialogo. I ragazzi e i giovani sono sollecitati ad essere protagonisti del processo educativo, assumendo un atteggiamento responsabile di fronte alla realtà e vivendo ogni giorno nella scuola in un clima di rispetto, stima e amore reciproco.

I 5 TALENTI EDUCATIVI DI SAN GIROLAMO EMILIANI
Lo stile pedagogico dei Padri Somaschi si ispira all’azione educativa del loro Fondatore san Girolamo Emiliani* che, “facendosi piccolo coi piccoli, visse in mezzo ai fanciulli con amore e tenerezza di padre, condividendo quotidianamente attività, gioie e disagi” (Costituzioni dei Padri Somaschi n. 128) . Come san Girolamo sapeva cogliere e stimolare le capacità individuali, così i Padri Somaschi attuano un’azione educativa individualizzata, attenta ai bisogni formativi di ogni individuo. Il progetto educativo di Girolamo Emiliani si può sintetizzare in cinque punti, ancora oggi irrinunciabili, ma da rielaborare e adattare creativamente alle nuove situazioni.

1. Stare con i ragazzi e vivere con loro
San Girolamo dichiarò esplicitamente, rivolgendosi ai ragazzi che gli erano stati affidati: con questi miei fratelli voglio vivere e morire. Cercava di essere presente in mezzo a loro e dimorava con loro più volentieri che in qualsivoglia altro luogo. Gli studenti devono vedere i loro educatori e insegnanti presenti in mezzo a loro anche al di fuori delle lezioni, ed avvertire che essi ci stanno volentieri, perché questa è la loro missione, il loro modo di essere.

2. Avere una conoscenza personale dell’alunno
San Girolamo sapeva individuare le doti umane, culturali e spirituali dei ragazzi con cui viveva. Così i docenti si sforzano di avere di ogni alunno una conoscenza positiva dettata dall’amore, cercando di scoprire e sviluppare le loro attitudini, senza stereotipi, senza disperare di nessuno.

3. Il lavoro: “Tutti stiano alla regola del lavorare”
È la norma fondamentale, prima per i docenti ed il personale della scuola, per offrire una preparazione accurata ed aggiornata. Solo in questo modo si può esigere la fedeltà al lavoro scolastico quotidiano da parte degli studenti, abituandoli alla responsabilità personale, alla sana ambizione di riuscire nella vita persone serie e preparate nella propria professione.

4. La “devozione”, come fedeltà ai valori cristiani
È il clima di tensione spirituale, di servizio e di preghiera che rende possibile l’assimilazione dei valori del Vangelo. Questa fedeltà coinvolge tutte le componenti della comunità scolastica: religiosi e docenti devono essere testimoni con la loro coerenza degli ideali che propongono, gli studenti sono invitati a condividere qualche momento di preghiera, di vita sacramentale, a confrontarsi criticamente e liberamente con l’ipotesi cristiana di senso della vita, che ha il suo punto focale nel Signore Gesù. Questa proposta di fede si allarga per conseguenza anche a tutte le famiglie della nostra scuola.

5. La “carità”, come accoglienza e solidarietà
Tutti nella scuola sono accettati, accolti e rispettati come persone, in un clima di interazione ed empatia, in un ambiente decoroso ed appropriato. La scuola si apre anche all’esterno ai valori della solidarietà, della giustizia e della pace, e cerca di orientare al volontariato con una particolare sensibilità alle proposte che i Padri Somaschi presentano per l’Italia e per il mondo a sostegno dei poveri.

Queste caratteristiche si trovano in tutta la tradizione scolastica, cinque volte secolare, dei Padri Somaschi. Ancora oggi tutti, religiosi, docenti, studenti e genitori sono chiamati ad accogliere, rielaborare, trafficare questi cinque talenti educativi, che attraverso San Girolamo Emiliani, Cristo ha lasciato al nostro impegno.

LA COMUNITÀ EDUCANTE
“Non si cresce da soli, è sempre uno sguardo che ti aiuta a crescere”.
“La scuola non è un parcheggio: è un luogo di incontro nel cammino. Si incontrano i compagni; si incontrano gli insegnanti; si incontra il personale assistente. I genitori incontrano i professori; il preside incontra le famiglie... È un luogo di incontro. E noi oggi abbiamo bisogno di questa cultura dell’incontro per conoscerci, per amarci, per camminare insieme. E questo è fondamentale proprio nell’età della crescita, come un complemento alla famiglia. La famiglia è il primo nucleo di relazioni: la relazione con il padre e la madre e i fratelli è la base, e ci accompagna sempre nella vita. Ma a scuola noi “socializziamo”: incontriamo persone diverse da noi, diverse per età, per cultura, per origine, per capacità. La scuola è la prima società che integra la famiglia. La famiglia e la scuola non vanno mai contrapposte! Sono complementari, e dunque è importante che collaborino, nel rispetto reciproco. Tutto questo fa pensare a un proverbio africano tanto bello: “Per educare un figlio ci vuole un villaggio”. Per educare un ragazzo ci vuole tanta gente: famiglia, insegnanti, personale non docente, professori, tutti!”

Ogni educazione si realizza nella comunità. La comunità educante è costituita dagli studenti, dai loro genitori, dai padri somaschi, dagli insegnanti laici, dal personale non docente, dai collaboratori della scuola, dagli ex-studenti. Ognuna di tali componenti, in un clima di famiglia e con ruoli distinti e complementari, collabora, attraverso un dialogo schietto e costruttivo, affinché le Scuole Emiliani realizzino la loro finalità. L’azione della comunità educante si estende ad ogni attività educativa e mira alla formazione della persona in tutte le sue dimensioni. Atteggiamento fondamentale è quello di assumere come metodo educativo il dialogo, instaurando tra tutte le componenti della comunità educante un rapporto amichevole e sincero.

Gli adulti
“Non scoraggiatevi di fronte alle difficoltà che la sfida educativa presenta! Educare non è un mestiere, ma un atteggiamento, un modo di essere; per educare bisogna uscire da sé stessi e stare in mezzo ai giovani, accompagnarli nelle tappe della loro crescita mettendosi al loro fianco. Donate loro speranza, ottimismo per il loro cammino nel mondo. Insegnate a vedere la bellezza e la bontà della creazione e dell’uomo, che conserva sempre l’impronta del Creatore. Ma soprattutto siate testimoni con la vostra vita di quello che comunicate. Un educatore – religioso, insegnante, operatore, genitore - trasmette conoscenze, valori con le sue parole, ma sarà incisivo sui ragazzi se accompagnerà le parole con la sua testimonianza, con la sua coerenza di vita. Senza coerenza non è possibile educare! Tutti siete educatori, non ci sono deleghe in questo campo. La collaborazione allora in spirito di unità e di comunità tra le diverse componenti educative è essenziale e va favorita e alimentata. La scuola può e deve fare da catalizzatore, esser luogo di incontro e di convergenza dell’intera comunità educante con l’unico obiettivo di formare, aiutare a crescere come persone mature, semplici, competenti ed oneste, che sappiano amare con fedeltà, che sappiano vivere la vita come risposta alla vocazione di Dio, e la futura professione come servizio alla società”. “Educare è un atto d’amore, è dare vita. E l’amore è esigente, chiede di impegnare le migliori risorse, di risvegliare la passione e mettersi in cammino con pazienza insieme ai giovani. L’educatore nelle scuole cattoliche dev’essere anzitutto molto competente, qualificato, e al tempo stesso ricco di umanità, capace di stare in mezzo ai giovani con stile pedagogico, per promuovere la loro crescita umana e spirituale. I giovani hanno bisogno di qualità dell’insegnamento e insieme di valori, non solo enunciati, ma testimoniati. Per questo l’educatore ha bisogno egli stesso di una formazione permanente. Occorre dunque investire affinché docenti e dirigenti possano mantenere alta la loro professionalità e anche la loro fede e la forza delle loro motivazioni spirituali”.

a) I padri somaschi
I Padri vivono la loro consacrazione a Dio esprimendola nella totale disponibilità all’annuncio del Vangelo in uno stile caratteristico che attingono dallo spirito del loro Fondatore e dalla loro tradizione, incarnandola nelle esigenze della vita di oggi. “Consacrati a Dio e consacrati ai giovani” è la formula unitaria della loro vita. Come educatori alla fede mirano alla sintesi “fede-cultura” e “fede-vita” e rivolgono la loro azione formativa e animatrice anche ai docenti laici che ne diventano i più validi collaboratori. Coinvolgono nel loro spirito e nel loro stile educativo i genitori degli alunni, mediante un’azione formativa condotta con metodo sistematico e con periodicità.

b) Gli insegnanti
“Gli insegnanti sono i primi che devono rimanere aperti alla realtà. Perché se un insegnante non è aperto a imparare, non è un buon insegnante, e non è nemmeno interessante; i ragazzi capiscono, hanno “fiuto”, e sono attratti dai professori che hanno un pensiero aperto, “incompiuto”, che cercano un “di più”, e così contagiano questo atteggiamento agli studenti”.
La presenza degli insegnanti laici nelle Scuole Emiliani è preziosa perché essi possono offrire una risposta alla vocazione cristiana più aderente alle situazioni concrete degli alunni stessi. Pertanto i docenti laici si sentono impegnati a dare testimonianza di vita cristiana e a presentare una visione della cultura e del mondo in sintonia con i principi evangelici. Curano la competenza professionale e l’aggiornamento. In piena armonia di vita e di intenti con la comunità religiosa, programmano obiettivi di lavoro e di formazione in modo che si crei una vitalità sempre nuova all’interno di tutta la comunità educante.

c) I genitori
I genitori sono i primi e principali educatori dei figli. Perciò essi si inseriscono a pieno titolo nella comunità educante e la integrano, favorendo l’esperienza umano-sociale-cristiana dei loro figli e collaborano attivamente all’attuazione del progetto educativo. Sentono l’esigenza di una continua formazione e maturazione della loro vita cristiana e partecipano agli incontri che hanno finalità formative e educative.

I ragazzi e i giovani studenti
La comunità educante è essenzialmente in funzione dei ragazzi e dei giovani studenti. Essi sono il punto di convergenza di tutte le attenzioni. I giovani studenti sono membri attivi della comunità educante. Secondo l’età e maturazione partecipano alle attività e alle decisioni, assumendo anche responsabilità e impegni. Attraverso gli organismi di partecipazione, suggeriscono iniziative che arricchiscono la vita della scuola.

UNA FORMAZIONE INTEGRALE
I destinatari della missione educativa sono fondamentalmente i ragazzi e i giovani. A ciascuno di essi, come singola persona, le Scuole Emiliani volgono la loro attenzione per formarli nella fede e prepararli all’inserimento nella società. In modo specifico le Scuole Emiliani si rivolgono con speciale sollecitudine a tutti quelli che, per vari motivi, hanno più difficoltà ad essere accolti e seguiti e che sono più esposti ai pericoli dell’isolamento e dell’emarginazione. Nell’azione formativa la scuola aiuta gli studenti ad essere protagonisti del processo educativo e li avvia ad assumere un atteggiamento critico e responsabile di fronte alla realtà. Li guida nella maturazione interiore e affettiva e li assiste nel trovare il giusto orientamento della loro vita per una completa realizzazione di sé stessi.

“Andare a scuola significa aprire la mente e il cuore alla realtà, nella ricchezza dei suoi aspetti, delle sue dimensioni. E questo è bellissimo! Nei primi anni si impara a 360 gradi, poi piano piano si approfondisce un indirizzo e infine ci si specializza. Ma se uno ha imparato a imparare, - è questo il segreto, imparare ad imparare! - questo gli rimane per sempre, rimane una persona aperta alla realtà! Questo lo insegnava anche un grande educatore italiano: don Lorenzo Milani”.

“La missione della scuola è di sviluppare il senso del vero, il senso del bene e il senso del bello. E questo avviene attraverso un cammino ricco, fatto di tanti “ingredienti”. Ecco perché ci sono tante discipline! Perché lo sviluppo è frutto di diversi elementi che agiscono insieme e stimolano l’intelligenza, la coscienza, l’affettività, il corpo... In questo modo coltiviamo in noi il vero, il bene e il bello; e impariamo che queste tre dimensioni non sono mai separate, ma sempre intrecciate. Se una cosa è vera, è buona ed è bella; se è bella, è buona ed è vera; e se è buona, è vera ed è bella. E insieme questi elementi ci fanno crescere e ci aiutano ad amare la vita, anche quando stiamo male, anche in mezzo ai problemi. La vera educazione ci fa amare la vita, ci apre alla pienezza della vita!”
“Nella scuola non solo impariamo conoscenze, contenuti, ma impariamo anche abitudini e valori. Si educa per conoscere tante cose, cioè tanti contenuti importanti, per avere certe abitudini e anche per assumere i valori. Auguro a tutti voi una bella strada nella scuola, una strada che faccia crescere le tre lingue, che una persona matura deve sapere parlare: la lingua della mente, la lingua del cuore e la lingua delle mani. Ma, armoniosamente, cioè pensare quello che tu senti e quello che tu fai; sentire bene quello che tu pensi e quello che tu fai; e fare bene quello che tu pensi e quello che tu senti. Le tre lingue, armoniose e insieme!” “Una delle cose più importanti a scuola è imparare ad essere magnanimi. La magnanimità: questa virtù del grande e del piccolo (Non coerceri maximo contineri minimo, divinum est), che ci fa guardare sempre l’orizzonte. Che cosa vuol dire essere magnanimi? Vuol dire avere il cuore grande, avere grandezza d’animo, vuol dire avere grandi ideali, il desiderio di compiere grandi cose per rispondere a ciò che Dio ci chiede, e proprio per questo compiere bene le cose di ogni giorno, tutte le azioni quotidiane, gli impegni, gli incontri con le persone; fare le cose piccole di ogni giorno con un cuore grande aperto a Dio e agli altri”.

“Siate persone libere! Forse si pensa che libertà sia fare tutto ciò che si vuole; oppure avventurarsi in esperienze-limite per provare l’ebbrezza e vincere la noia. Questa non è libertà. Libertà vuol dire saper riflettere su quello che facciamo, saper valutare ciò che è bene e ciò che è male, quelli che sono i comportamenti che fanno crescere, vuol dire scegliere sempre il bene. Noi siamo liberi per il bene. E in questo non abbiate paura di andare controcorrente, anche se non è facile! Essere liberi per scegliere sempre il bene è impegnativo, ma vi renderà persone che hanno la spina dorsale, che sanno affrontare la vita, persone con coraggio e pazienza”.

“Nelle vostre scuole voi partecipate a varie attività che vi abituano a non chiudervi in voi stessi o nel vostro piccolo mondo, ma ad aprirvi agli altri, specialmente ai più poveri e bisognosi, a lavorare per migliorare il mondo in cui viviamo. Siate uomini e donne con gli altri e per gli altri, dei veri campioni nel servizio agli altri”.

“Essere giovani con due qualità: giovani con ali e giovani con radici. Giovani con ali per volare, per sognare, per creare, e con radici per ricevere dai più anziani la saggezza che ci danno. Perciò il futuro è nelle vostre mani se avete ali e radici. Abbi il coraggio di avere ali, di sognare cose buone, di sognare un mondo migliore, di protestare contro le guerre. E, dall’altro lato, di rispettare la saggezza che hai ricevuto da chi è più grande di te, dai tuoi genitori, dai tuoi nonni, dagli anziani del tuo paese. Il futuro sta nelle vostre mani. Approfittatene per renderlo migliore”.


LA PAROLA DI PAPA FRANCESCO
• Discorso agli studenti delle scuole gestite dai gesuiti in Italia e Albania. Aula Paolo VI, 7 giugno 2013
• Discorso ai partecipanti alla plenaria della Congregazione per l’educazione cattolica. Sala Clementina, 13 febbraio 2014
• Discorso al mondo della scuola italiana. Piazza san Pietro, 10 maggio 2014
• Videoconferenza con studenti aderenti alla rete di Scholas nei cinque continenti. Aula Paolo VI, 4 settembre 2014
• Visita alla tomba di don Lorenzo Milani, discorso commemorativo. Barbiana, 20 giugno 2017



* San Girolamo Emiliani (1486 – 1537), santo laico del Rinascimento e della Riforma cattolica, fondatore della Compagnia dei Servi dei poveri, divenuta poi nel 1568 Ordine dei Chierici Regolari di Somasca, fu un educatore ed un fondatore di scuole, nelle quali avviava i ragazzi abbandonati da lui raccolti ad una istruzione di base, all’apprendimento della dottrina cristiana, al lavoro sotto la guida di maestri specializzati, che preparassero i ragazzi dopo all’esercizio di una professione. San Girolamo elaborò il suo metodo educativo in un contatto diretto con i piccoli, comunicando i suoi ideali evangelici che nascevano da un profondo amore a Cristo e al Vangelo, con i fatti e le parole.